Atto di precetto: cos’è, cosa succede dopo e perché aspettare è l’errore più grave

Hai aperto la busta e la prima frase che ti è saltata all'occhio è questa: "intima e fa precetto".

Subito dopo c'è una cifra, più alta di quella che ricordavi, perché dentro ci sono interessi e spese.

Poi c'è un termine di dieci giorni, scritto nero su bianco.

In quel momento capisci che non è la solita lettera di sollecito, e che qualcosa è cambiato davvero.

Hai ragione: l'atto di precetto è l'intimazione scritta con cui il creditore, che ha già in mano un titolo esecutivo, ti ordina di pagare entro almeno dieci giorni, avvisandoti che in mancanza di pagamento si passerà al pignoramento.

In parole semplici, è l'ultimo avviso prima che il creditore possa prendersi lo stipendio, il conto corrente o la casa.

Se stai leggendo queste righe, probabilmente quel precetto non è il tuo unico problema.

Probabilmente ci sono altre rate arretrate, altre telefonate, altre buste che aspettano di essere aperte.

Probabilmente ti stai chiedendo quanto tempo ti resta davvero, e se c'è ancora qualcosa che puoi fare.

Una precisazione prima di andare avanti: se hai ricevuto un precetto di pagamento per un singolo debito che riesci a saldare, la strada più semplice resta pagarlo.

Questo articolo è scritto per chi, invece, non riesce più a far fronte ai propri debiti, e vede nell’atto di precetto solo l'ultimo anello di una catena che si stringe ogni giorno di più.

Per capire cosa ti sta succedendo, partiamo da cosa c'è scritto in quel foglio e da cosa significa davvero.

atto di precetto

Atto di precetto: cos'è e cosa significa

Prima di capire cosa può succedere nei prossimi giorni, serve sapere con precisione che cosa hai tra le mani.

Molte persone, quando ricevono un atto di precetto, lo confondono con una diffida dell'avvocato o con l'ennesimo sollecito del recupero crediti.

Non è così, e la differenza cambia completamente il modo in cui devi guardare a questo foglio.

L'ultimo avviso prima del pignoramento

Il precetto è regolato dall'art. 480 del codice di procedura civile, che lo definisce come l'intimazione di adempiere l'obbligo che risulta da un titolo esecutivo, entro un termine non inferiore a dieci giorni.

Dentro c'è anche un avvertimento preciso: se non paghi, il creditore procederà con l'esecuzione forzata.

Tradotto in parole semplici, l'atto di precetto significa questo: il creditore ha già il diritto di pignorarti, e ti concede un'ultima occasione per pagare prima di farlo.

Per questo, quando si cerca il significato dell'atto di precetto, la definizione più onesta è proprio questa: è l'ultimo passaggio prima che i tuoi beni vengano aggrediti.

Il precetto non lo emette un giudice.

Lo prepara e lo firma il creditore, quasi sempre tramite il suo avvocato, che spesso allega anche il mandato, cioè la procura con cui il creditore gli ha affidato l'incarico.

Per questo, anche se molti lo chiamano precetto giudiziario, si tratta di un atto che arriva prima del processo esecutivo vero e proprio, non di una decisione del tribunale.

Questo non lo rende meno pericoloso: il creditore non ha bisogno di chiedere il permesso a nessuno per spedirtelo, perché il diritto ad agire contro di te lo ha già ottenuto prima.

"Intima e fa precetto": cosa vuol dire la frase che trovi scritta

Quasi tutti gli atti di precetto contengono una formula che suona antica e minacciosa allo stesso tempo: "intima e fa precetto".

Chi la legge per la prima volta spesso non capisce cosa significhi, e la cerca su Google con il foglio ancora in mano.

Il significato è molto più semplice di quanto sembri.

"Intima" vuol dire che il creditore ti ordina ufficialmente di pagare.

"Fa precetto" vuol dire che con quell'atto sta compiendo il passaggio formale previsto dalla legge prima del pignoramento.

Subito dopo questa frase trovi sempre la somma che ti viene chiesta e il termine entro cui pagarla.

In altre parole, "intima e fa precetto" è il modo tecnico per dirti: paga entro questo termine, oppure si passa all'esecuzione.

Da dove nasce il precetto: il titolo esecutivo

Nessun creditore può mandarti un precetto di pagamento quando vuole.

Per farlo deve avere in mano un titolo esecutivo, cioè un documento a cui la legge riconosce la forza di far partire il pignoramento (art. 474 c.p.c.).

I titoli esecutivi più comuni sono questi:

  • una sentenza di condanna, motivo per cui si parla anche di atto di precetto su sentenza;
  • un decreto ingiuntivo diventato esecutivo;
  • una cambiale o un assegno non pagati;
  • un atto notarile, come il contratto di mutuo.

Qui sta anche la differenza tra decreto ingiuntivo e precetto, che crea molta confusione.

Il decreto ingiuntivo è il provvedimento con cui il giudice riconosce il credito e ti ordina di pagare.

Il precetto arriva dopo, quando quel decreto è diventato esecutivo, perché non hai pagato e non hai presentato opposizione al decreto ingiuntivo nei termini.

Il decreto ingiuntivo dà al creditore il diritto di agire, il precetto è il primo passo con cui inizia a farlo.

Cosa c'è scritto dentro un atto di precetto

La legge stabilisce cosa deve contenere il precetto, e conoscerlo ti aiuta a leggere quel foglio senza farti travolgere dall'ansia.

Dentro trovi:

  • il nome del creditore e il tuo;
  • il titolo esecutivo su cui si basa, con la data in cui ti è stato notificato, oppure la trascrizione integrale se si tratta di una cambiale o di un assegno;
  • la somma richiesta, con il dettaglio di capitale, interessi e spese, che spesso viene chiamato specifica dell'atto di precetto;
  • il giudice competente per l'esecuzione e il domicilio del creditore.

Quella specifica merita attenzione, perché ti fa capire una cosa che pochi notano: la somma è già più alta del debito originario, e tra le voci ci sono anche le spese per preparare e notificare il precetto stesso.

C'è poi un ultimo avvertimento che la legge impone di inserire, e che quasi nessuno legge con attenzione.

Ne parleremo più avanti, perché riguarda proprio chi si trova nella tua situazione.

Prima, però, devi sapere cosa succede dal momento in cui quel foglio arriva nelle tue mani.

Atto di precetto e pignoramento: cosa succede dopo e quanto tempo hai

Dal momento in cui il precetto ti viene consegnato, parte un conto alla rovescia che segue regole precise.

Conoscerle non ti salva dal pignoramento, però ti fa capire una cosa fondamentale: il tempo che hai è molto meno di quello che pensi.

Come arriva il precetto e cosa succede se non lo ritiri

La legge prevede che il precetto venga notificato a te personalmente.

Può consegnartelo l'ufficiale giudiziario a casa, può arrivare con la raccomandata degli atti giudiziari, la famosa busta verde, oppure via PEC, se hai un indirizzo di posta certificata.

Spesso insieme al precetto trovi anche il titolo esecutivo, per esempio la copia del decreto ingiuntivo o della sentenza.

Molte persone pensano che, se non ritirano la raccomandata, l'avviso di precetto non abbia effetto.

È un errore che costa caro.

Se non sei in casa, il postino lascia un avviso di giacenza, e dopo dieci giorni dalla spedizione di quell'avviso la notifica si considera comunque fatta, anche se la busta resta all'ufficio postale.

Da quel momento i termini corrono lo stesso, solo che tu non sai cosa c'è scritto nella lettera di precetto e perdi giorni preziosi.

Se vuoi approfondire, qui trovi cosa succede con una raccomandata non ritirata.

atto di precetto e pignoramento

I 10 giorni: il tempo che hai per pagare

Il precetto ti concede almeno dieci giorni dalla notifica per pagare la somma richiesta.

Durante questi dieci giorni il creditore non può pignorarti nulla (art. 482 c.p.c.).

Dall'undicesimo giorno, invece, può avviare il pignoramento in qualsiasi momento, senza mandarti nessun altro avviso.

Non arriva una seconda lettera, non arriva una telefonata di cortesia: il prossimo atto può essere direttamente il pignoramento.

Esiste anche un'eccezione, che accorcia ulteriormente i tempi.

Se il creditore dimostra che aspettare metterebbe a rischio il suo credito, il presidente del tribunale può autorizzarlo a procedere subito, senza attendere i dieci giorni.

In quel caso l'autorizzazione è scritta direttamente sul precetto che ricevi.

I 90 giorni: quando il precetto perde efficacia

Il creditore non ha tempo illimitato per agire.

Se entro novanta giorni dalla notifica non inizia il pignoramento, il precetto perde efficacia.

Detto così sembra una buona notizia, ma non lo è.

Un atto di precetto scaduto non cancella il debito: il creditore può semplicemente mandartene uno nuovo, con altri novanta giorni a disposizione e altre spese che si aggiungono al conto.

C'è poi un altro effetto che pochi conoscono: ogni precetto interrompe la prescrizione del credito.

Significa che il tempo trascorso fino a quel momento si azzera, e il conto ricomincia da capo.

Cosa possono pignorarti dopo il precetto

Il precetto non dice quale bene verrà colpito.

Lo deciderà il creditore al momento del pignoramento, scegliendo quello che ritiene più facile e sicuro da aggredire.

Le strade più frequenti sono queste:

  • una parte dello stipendio o della pensione, trattenuta direttamente dal datore di lavoro o dall'ente che te la paga;
  • il conto corrente, che viene bloccato fino all'importo richiesto, aumentato della metà;
  • i beni in casa, con l'ufficiale giudiziario che si presenta alla porta;
  • la casa e gli altri immobili intestati a te.

Ogni tipo di pignoramento ha i suoi tempi e i suoi limiti, che trovi spiegati nella guida su cosa succede davvero con un pignoramento, in quella sui tempi del pignoramento dello stipendio e in quella sul pignoramento del conto corrente.

Quello che conta sapere adesso è che il legame tra atto di precetto e pignoramento è diretto: senza il primo non può esserci il secondo, ma una volta arrivato il primo, il secondo dipende soltanto dalla volontà del creditore.

Chi paga le spese del precetto

Le paghi tu.

Le spese per preparare e notificare il precetto vengono aggiunte al debito, insieme agli interessi che continuano a maturare.

Se il precetto scade e il creditore ne manda uno nuovo, anche quelle spese finiscono sul tuo conto.

Ogni passaggio di questa procedura, quindi, rende il debito più pesante di quanto fosse all'inizio.

Riepilogo: le fasi dopo il precetto

Notifica del precetto: da questo momento partono i termini, anche se non ritiri la raccomandata.

Dal primo al decimo giorno: hai tempo per pagare, il creditore non può pignorare, salvo autorizzazione all'esecuzione immediata.

Dall'undicesimo al novantesimo giorno: il creditore può avviare il pignoramento in qualsiasi momento, senza altri avvisi.

Dopo il novantesimo giorno senza pignoramento: il precetto perde efficacia, ma il creditore può notificarne uno nuovo, con nuove spese.

Messa così, la procedura di esecuzione del precetto sembra una sequenza fredda di date e articoli di legge.

Per chi la vive, però, dietro ogni data c'è una persona che non dorme, e una storia che è iniziata molto prima di quella busta.

Perché il precetto arriva anche a chi ha sempre provato a pagare

Un atto di precetto non arriva mai all'improvviso, anche se quando apri la busta sembra un fulmine a ciel sereno.

È la fine di un percorso cominciato anni prima.

Quasi sempre all'inizio c'era una vita normale, con uno stipendio o un'attività che permettevano di pagare tutto: il mutuo, la macchina, qualche finanziamento preso quando le cose andavano bene.

Poi, un giorno, qualcosa si è rotto.

  • Per qualcuno è stato il lavoro perso da un giorno all'altro, oppure un'attività che ha iniziato a rallentare perché i clienti non pagavano più.
  • Per qualcun altro è stata la malattia di una persona cara, con spese che si sono accumulate tutte insieme, proprio quando c'era meno tempo e meno energia per pensarci.
  • C'è chi si è ritrovato da solo dopo una separazione, con debiti firmati in due e pagati da uno solo.
  • C'è chi aveva fatto da garante a un familiare o intestato qualcosa a proprio nome per fiducia, e si è ritrovato a rispondere di debiti che non aveva mai creato.
  • C'è chi ha visto la rata del mutuo salire, mentre lo stipendio restava sempre lo stesso.

Da lì è cominciata la rincorsa.

Una rata pagata in ritardo, poi un'altra saltata, poi un prestito chiesto per coprire quelle arretrate.

Le telefonate della banca, le lettere del recupero crediti, i solleciti che diventavano ogni volta più duri.

Per mesi, a volte per anni, hai fatto tutto quello che potevi per tenere in piedi la situazione.

Hai rinunciato a tante cose, hai chiesto aiuto, hai provato a parlare con i creditori.

Il precetto che hai ricevuto non racconta niente di tutto questo. Riporta soltanto una cifra, un termine e un avvertimento.

Dietro quel foglio, però, c'è una storia fatta di sacrifici, non di leggerezza, e questa differenza conta molto più di quanto immagini.

atti di precetto

Non sei diverso da tutti gli altri

Quando arriva un precetto, una delle prime sensazioni è la vergogna.

Ti sembra di essere l'unico ad aver ricevuto un foglio del genere, l'unico che non è riuscito a stare dietro ai propri impegni.

Non ne parli con gli amici, a volte nemmeno in famiglia, perché hai paura di essere giudicato.

La realtà è molto diversa da come la vedi in questo momento.

Chi riceve un atto di precetto è quasi sempre una persona come tante altre: un lavoratore dipendente, un pensionato, un piccolo imprenditore, un professionista, una madre o un padre che ha cercato di far quadrare i conti.

Persone che ogni mattina si alzano, lavorano, si prendono cura della propria famiglia, esattamente come fai tu.

Tra te e chi non ha mai visto un precetto, spesso, c'è solo una piccola differenza. Magari a te è mancato un margine di risparmi nel momento sbagliato.

Magari l'imprevisto è arrivato proprio quando avevi appena firmato un mutuo o avviato un'attività. Magari hai avuto meno fortuna, oppure ti sei fidato di qualcuno che non lo meritava.

Basta una sola di queste cose per trasformare una vita normale in una vita piena di debiti.

Non è un difetto del tuo carattere, e non dice niente su chi sei come persona.

Dice soltanto che ti sei trovato dentro un meccanismo che ha messo in difficoltà moltissime famiglie prima di te, e che continua a farlo ogni giorno.

Capirlo è importante, perché la vergogna spinge a nascondersi. Nascondersi, quando hai un precetto in mano, è proprio la scelta che rischia di farti più male.

Cosa succede se continui a rincorrere ogni precetto

Quando arriva un precetto, la reazione più naturale è cercare i soldi per fermarlo.

Chiedi un aiuto ai genitori, prendi un piccolo prestito, svuoti quel poco che era rimasto sul conto, rimandi un'altra scadenza per pagare questa.

A volte funziona, e per qualche settimana ti sembra di aver respirato.

Il problema è che quel precetto, quasi sempre, non è l'unico debito che hai.

Mentre tu chiudi un fronte, un altro creditore sta già preparando il suo titolo esecutivo.

Il finanziamento che hai chiesto per pagare oggi diventa la rata che non riuscirai a pagare domani.

I soldi che hai preso in prestito dalla famiglia diventano un altro debito, questa volta con le persone a cui tieni di più.

Così la vita si trasforma in una gestione continua dell'emergenza.

Controlli la cassetta della posta con il cuore in gola, ogni giorno.

Sobbalzi quando suona il campanello, perché potrebbe essere l'ufficiale giudiziario.

Guardi la busta paga e ti chiedi se questo sarà il mese in cui un quinto sparirà prima ancora di arrivare.

Apri l'app della banca con la paura di trovare il conto bloccato.

Intanto, in silenzio, il debito continua a crescere.

Ogni precetto aggiunge spese, ogni ritardo aggiunge interessi, ogni nuovo atto azzera la prescrizione.

Dopo qualche anno di questa vita ti accorgi di aver pagato tantissimo, eppure di dovere più di prima.

Non perché tu non ti sia impegnato, ma perché stai affrontando un problema enorme un pezzo alla volta, mentre il problema cresce tutto insieme.

Se non cambia qualcosa, il futuro assomiglierà al presente, solo più pesante: altri precetti, altri pignoramenti, altre notti passate a fare conti che non tornano.

Questo peso, però, non lo porti soltanto tu.

Il peso su chi ti sta vicino

Puoi cercare di nascondere il precetto in un cassetto, ma la tensione che porti addosso non resta chiusa lì dentro.

Chi vive con te se ne accorge, anche quando non dici niente.

Il tuo compagno o la tua compagna vede che sei sempre più nervoso, che dormi poco, che cambi discorso quando si parla di soldi.

A volte nascono litigi per motivi banali, che in realtà hanno sempre la stessa origine.

I figli, anche quando sono piccoli, sentono che in casa c'è qualcosa che non va.

Magari non capiscono cosa sia un precetto, ma capiscono benissimo i "no" detti più spesso, le gite rimandate, lo sguardo preoccupato a tavola.

Crescendo, quello che ricorderanno non saranno le cifre, ma l'aria che si respirava in casa in quegli anni.

Se ti hanno prestato dei soldi, anche i tuoi genitori o i tuoi fratelli vivono con te questa situazione.

Ti chiedi come restituirglieli, e ti chiedi cosa pensino di te ogni volta che vi incontrate.

Se hai un'attività, il peso tocca anche chi lavora con te.

I tuoi dipendenti e collaboratori contano su di te per lo stipendio e per il loro futuro, e un pignoramento sul conto dell'impresa può mettere in difficoltà anche le loro famiglie.

La domanda che spesso resta in sospeso, senza il coraggio di pronunciarla, è sempre la stessa: cosa penseranno di me se non riesco a uscirne?

Proprio per questa paura, molti si aggrappano alla prima soluzione che sembra promettere sollievo.

Il guaio è che quasi nessuna di queste soluzioni funziona davvero per chi è già sommerso dai debiti.

Rateizzare, opporsi, sparire: perché nessuna di queste strade ti salva

Quando hai dieci giorni di tempo e una cifra che non riesci a pagare, ogni idea che promette di fermare il pignoramento sembra una salvezza.

Le senti dagli amici, le trovi su internet, a volte te le propone qualcuno che si presenta come esperto.

Vediamole una per una, guardando cosa succede davvero quando a usarle è una persona che ha più debiti di quanti ne possa pagare.

Chiedere di pagare il precetto a rate

La prima cosa che quasi tutti provano è chiamare il creditore o il suo avvocato per proporre un piano a rate.

Il creditore, però, non è obbligato ad accettare, e con un titolo esecutivo in mano ha pochi motivi per farlo.

Se accetta, spesso chiede un primo versamento consistente, proprio quei soldi che non hai.

Basta poi una sola rata saltata perché l'accordo salti, e il pignoramento riparta con il debito di prima, più le nuove spese.

Nel frattempo, tutti gli altri creditori restano esattamente dove erano.

Ne abbiamo parlato in modo più approfondito nell'articolo su come rateizzare un decreto ingiuntivo, e il meccanismo è lo stesso.

Proporre un saldo e stralcio

C'è chi prova a chiudere il debito offrendo una somma più bassa, da pagare subito.

Per farlo, però, servono soldi disponibili immediatamente, e chi riceve un precetto di solito non li ha.

Anche quando la trattativa riesce, chiude un solo debito, mentre gli altri continuano a correre.

Qui trovi tutti i limiti del saldo e stralcio dopo il decreto ingiuntivo, che valgono anche quando il precetto è già arrivato.

Fare opposizione al precetto

L'opposizione esiste ed è uno strumento previsto dalla legge.

Serve quando il debito non è dovuto, quando la somma richiesta è sbagliata o quando il precetto contiene errori formali, che per alcuni vizi vanno contestati entro venti giorni dalla notifica.

Non serve, invece, quando il debito è reale e il problema è che non riesci a pagarlo.

In quel caso l'opposizione ti costa un avvocato, tempo e, se viene respinta, anche le spese legali del creditore.

Se invece il precetto viene annullato per un errore di forma, il creditore può semplicemente correggerlo e notificartene uno nuovo.

Lasciar scadere i 90 giorni o non ritirare la raccomandata

Qualcuno spera che il creditore si dimentichi, oppure che non ritirando la busta il problema si fermi.

Come hai visto, la notifica si considera fatta anche se non ritiri la raccomandata.

Un precetto scaduto, invece, viene sostituito da uno nuovo, con altre spese e con la prescrizione che riparte da capo.

Aspettare non ferma niente: sposta soltanto il problema un po' più avanti, rendendolo più pesante.

Pensare "tanto sono nullatenente"

Se oggi non hai stipendio, conto o beni intestati, il pignoramento può andare a vuoto.

Il titolo esecutivo del creditore, però, resta valido per anni, e ogni nuovo precetto ne allunga la vita.

Il giorno in cui troverai un lavoro, riceverai un'eredità o ti verrà accreditata una somma, il creditore potrà colpirla.

Significa vivere con il freno tirato, senza poter mai ricostruire niente a tuo nome, come spiega bene l'articolo sul decreto ingiuntivo al disoccupato nullatenente.

Spostare soldi o intestare beni ad altri

L'ultima tentazione è far sparire quello che hai, trasferendolo a un familiare o a un conto non tuo.

È una scelta pericolosa: questi passaggi possono essere annullati dal giudice su richiesta del creditore e, in alcuni casi, possono avere anche conseguenze penali.

Rischi di trascinare nei tuoi problemi proprio le persone che volevi proteggere.

Cosa hanno in comune tutte queste strade

Ognuna di queste soluzioni, nel migliore dei casi, interviene su un solo creditore o compra un po' di tempo.

Nessuna guarda al quadro completo: tutti i debiti, tutti i creditori, tutto il patrimonio e il reddito che hai davvero.

Per chi è in vero sovraindebitamento, affrontare un precetto alla volta significa restare dentro il tunnel, solo spostandosi da un punto all'altro.

Se finora hai provato alcune di queste strade e non hanno funzionato, non è perché hai sbagliato tu.

precetto di pagamento

Non è colpa tua

Arrivato a questo punto, forse ti stai facendo la domanda più dura di tutte: come ho fatto a finire così?

Te la fai la sera, quando la casa è silenziosa, rileggendo quel precetto per l'ennesima volta.

Chi ti scrive conosce quella domanda, perché l'ha vissuta dall'interno, con le stesse buste e le stesse notti senza sonno.

Non è colpa tua se un imprevisto ha messo in crisi tutto quello che avevi costruito.

Non è colpa tua se le soluzioni che ti hanno proposto finora non hanno funzionato.

Erano pensate per chi ha un solo debito e un piccolo ritardo, non per chi ha una situazione intera che non sta più in piedi.

Non è colpa tua nemmeno se ti sei sentito giudicato.

C'è sempre qualcuno pronto a dire che chi ha debiti ha fatto il passo più lungo della gamba, quasi sempre qualcuno che non si è mai trovato al tuo posto.

La verità è che il sovraindebitamento può colpire chiunque, nel momento in cui meno se lo aspetta.

Ritrovarsi con un atto di precetto in mano è una condizione in cui sono passate tantissime persone perbene, e non dice nulla del tuo valore.

Quello che conta, adesso, non è come ci sei arrivato.

Conta sapere che c'è chi, da una situazione molto simile alla tua, è riuscito a uscirne davvero.

La storia di Pamela: liberata da 70.000 euro di debiti dal Tribunale di Rovigo non suoi

La storia di Pamela parla di quello che c'è dietro ogni precetto: un debito che non si riesce più a pagare e che, anno dopo anno, si prende tutto.

Aveva 24 anni ed era incinta quando il marito le propose di comprare un rudere da sistemare, e lui insistette perché fosse intestato a lei.

Pamela in quel momento non lavorava e non aveva uno stipendio, ma lui la rassicurò: alle rate avrebbe pensato lui.

Lei si fidò, come ci si fida della persona che si è sposata, e mise la sua firma.

Da lì le cose sono andate nel modo peggiore. Il marito smise di pagare e il rudere venne demolito.

La concessione edilizia decadde e quella proprietà diventò un terreno agricolo senza alcun valore, con sopra un debito enorme, tutto a nome di Pamela.

Poi lui se ne andò, lasciandola sola con una bambina, senza occuparsi del mantenimento della figlia.

Pamela, che aveva appena iniziato a lavorare, dovette tornare dai suoi genitori, in un appartamento piccolo, dormendo su un divano letto.

La bambina è cresciuta con i nonni, mentre lei lavorava per andare avanti.

Pamela racconta notti senza dormire, il mal di stomaco, pensieri bui.

Aveva provato a risolvere il problema con un avvocato, ma dopo tante promesse non era arrivato nessun risultato.

Quando una sera, cercando una soluzione, ha trovato Legge3.it, la sua paura più grande era di buttare altri soldi senza risolvere niente.

Ha deciso di provarci lo stesso e il Tribunale di Rovigo l'ha liberata da 70.000 euro di debiti che non aveva nemmeno creato lei.

Pamela ha messo a disposizione quel terreno che, per il mercato, non valeva più nulla e che era stata l'origine di tutti i suoi problemi.

Oggi ha un sorriso che non riesce più a togliersi.

 

Guarda il video e ascolta la storia di Pamela, raccontata con le sue parole

È il precetto stesso a indicarti la strada: le procedure contro il sovraindebitamento

Ricordi l'avvertimento di cui abbiamo parlato all'inizio, quello che la legge obbliga il creditore a inserire in ogni atto di precetto?

È arrivato il momento di chiarirlo bene.

L'art. 480 CPC stabilisce che il precetto deve avvisarti di una possibilità precisa: la legge prevede che tu possa risolvere la tua situazione di sovraindebitamento.

In altre parole, lo stesso foglio che ti minaccia il pignoramento ti deve dire che esistono delle procedure contro il sovraindebitamento, nate con la Legge 3/2012 e contenute nel Codice della Crisi.

Sono pensate proprio per chi si trova nella tua situazione: persone con più debiti di quanti possano pagarne.

Queste procedure non affrontano un precetto alla volta: guardano a tutti i tuoi debiti e a tutti i tuoi creditori insieme, in un unico percorso davanti al giudice.

Una volta avviato quel percorso, i singoli creditori non possono più muoversi contro di te.

Per un periodo di tre anni metterai a disposizione quello che puoi, in base al tuo reddito e alla tua situazione reale, conservando ciò che serve per vivere dignitosamente con la tua famiglia.

Al termine di quel periodo, i debiti che restano vengono cancellati.

C'è però una condizione da tenere presente: queste procedure sono pensate per chi è davvero in sovraindebitamento.

Per capire se la tua situazione rientra in questo caso, serve fare una consulenza specialistica.

Ma è necessario essere veloci, perché ogni giorno che passa senza agire è un giorno in più a disposizione dei creditori.

Il caos di buste, scadenze, telefonate e paure, rischia di peggiorare tutto, perché ti spinge a rincorrere un'emergenza dopo l'altra.

Serve un punto fermo.

Legge3.it è quel punto fermo: dove la tua situazione viene guardata per intero, senza giudizi, per capire se le procedure contro il sovraindebitamento possono restituirti la libertà dai debiti.

Cos'è l'atto di precetto?+

L'atto di precetto è l'intimazione scritta con cui il creditore, che ha già in mano un titolo esecutivo, ti ordina di pagare entro almeno dieci giorni, avvisandoti che in mancanza di pagamento si passerà al pignoramento.

Quale articolo di legge regola l'atto di precetto?+

Il precetto è regolato dall'art. 480 del codice di procedura civile, che lo definisce come l'intimazione di adempiere l'obbligo che risulta da un titolo esecutivo, entro un termine non inferiore a dieci giorni.

Chi emette e firma l'atto di precetto?+

Il precetto non lo emette un giudice. Lo prepara e lo firma il creditore, quasi sempre tramite il suo avvocato, che spesso allega anche il mandato, cioè la procura con cui il creditore gli ha affidato l'incarico.

L'atto di precetto è una decisione del tribunale?+

Anche se molti lo chiamano precetto giudiziario, si tratta di un atto che arriva prima del processo esecutivo vero e proprio, non di una decisione del tribunale.

Cosa significa "intima e fa precetto"?+

"Intima" vuol dire che il creditore ti ordina ufficialmente di pagare. "Fa precetto" vuol dire che con quell'atto sta compiendo il passaggio formale previsto dalla legge prima del pignoramento.

Cosa serve al creditore per mandarti un atto di precetto?+

Per farlo deve avere in mano un titolo esecutivo, cioè un documento a cui la legge riconosce la forza di far partire il pignoramento.

Quali sono i titoli esecutivi più comuni su cui si basa un atto di precetto?+

I titoli esecutivi più comuni sono questi:

  • una sentenza di condanna, motivo per cui si parla anche di atto di precetto su sentenza;
  • un decreto ingiuntivo diventato esecutivo;
  • una cambiale o un assegno non pagati;
  • un atto notarile, come il contratto di mutuo.
Che differenza c'è tra decreto ingiuntivo e atto di precetto?+

Il decreto ingiuntivo è il provvedimento con cui il giudice riconosce il credito e ti ordina di pagare. Il precetto arriva dopo, quando quel decreto è diventato esecutivo, perché non hai pagato e non hai presentato opposizione al decreto ingiuntivo nei termini.

Cosa c'è scritto dentro un atto di precetto?+

Dentro trovi:

  • il nome del creditore e il tuo;
  • il titolo esecutivo su cui si basa, con la data in cui ti è stato notificato, oppure la trascrizione integrale se si tratta di una cambiale o di un assegno;
  • la somma richiesta, con il dettaglio di capitale, interessi e spese, che spesso viene chiamato specifica dell'atto di precetto;
  • il giudice competente per l'esecuzione e il domicilio del creditore.
Come viene notificato l'atto di precetto?+

Può consegnartelo l'ufficiale giudiziario a casa, può arrivare con la raccomandata degli atti giudiziari, la famosa busta verde, oppure via PEC, se hai un indirizzo di posta certificata.

Cosa succede se non ritiri la raccomandata con l'atto di precetto?+

Se non sei in casa, il postino lascia un avviso di giacenza, e dopo dieci giorni dalla spedizione di quell'avviso la notifica si considera comunque fatta, anche se la busta resta all'ufficio postale.

Quanto tempo hai per pagare un atto di precetto?+

Il precetto ti concede almeno dieci giorni dalla notifica per pagare la somma richiesta. Durante questi dieci giorni il creditore non può pignorarti nulla.

Quanto tempo passa tra atto di precetto e pignoramento?+

Dall'undicesimo giorno il creditore può avviare il pignoramento in qualsiasi momento, senza mandarti nessun altro avviso.

Il creditore può pignorare prima che passino i dieci giorni dal precetto?+

Se il creditore dimostra che aspettare metterebbe a rischio il suo credito, il presidente del tribunale può autorizzarlo a procedere subito, senza attendere i dieci giorni.

Quanto dura l'atto di precetto?+

Se entro novanta giorni dalla notifica non inizia il pignoramento, il precetto perde efficacia.

Cosa succede quando un atto di precetto scade?+

Un atto di precetto scaduto non cancella il debito: il creditore può semplicemente mandartene uno nuovo, con altri novanta giorni a disposizione e altre spese che si aggiungono al conto.

L'atto di precetto interrompe la prescrizione del debito?+

Ogni precetto interrompe la prescrizione del credito. Significa che il tempo trascorso fino a quel momento si azzera, e il conto ricomincia da capo.

Cosa possono pignorarti dopo un atto di precetto?+

Le strade più frequenti sono queste:

  • una parte dello stipendio o della pensione, trattenuta direttamente dal datore di lavoro o dall'ente che te la paga;
  • il conto corrente, che viene bloccato fino all'importo richiesto, aumentato della metà;
  • i beni in casa, con l'ufficiale giudiziario che si presenta alla porta;
  • la casa e gli altri immobili intestati a te.
Chi paga le spese dell'atto di precetto?+

Le paghi tu. Le spese per preparare e notificare il precetto vengono aggiunte al debito, insieme agli interessi che continuano a maturare.

Si può pagare un atto di precetto a rate?+

Il creditore non è obbligato ad accettare, e con un titolo esecutivo in mano ha pochi motivi per farlo. Se accetta, spesso chiede un primo versamento consistente, proprio quei soldi che non hai.

Quando serve fare opposizione all'atto di precetto?+

Serve quando il debito non è dovuto, quando la somma richiesta è sbagliata o quando il precetto contiene errori formali, che per alcuni vizi vanno contestati entro venti giorni dalla notifica. Non serve, invece, quando il debito è reale e il problema è che non riesci a pagarlo.

Se sei nullatenente, l'atto di precetto non ha conseguenze?+

Se oggi non hai stipendio, conto o beni intestati, il pignoramento può andare a vuoto. Il titolo esecutivo del creditore, però, resta valido per anni, e ogni nuovo precetto ne allunga la vita.

Si possono intestare i beni ad altri dopo un atto di precetto?+

È una scelta pericolosa: questi passaggi possono essere annullati dal giudice su richiesta del creditore e, in alcuni casi, possono avere anche conseguenze penali.

Quale avvertimento sul sovraindebitamento deve contenere l'atto di precetto?+

L'art. 480 del codice di procedura civile stabilisce che il precetto deve avvisarti di una possibilità precisa. La legge prevede che tu possa porre rimedio alla tua situazione di sovraindebitamento.

Come funzionano le procedure contro il sovraindebitamento?+

Per un periodo di tre anni metti a disposizione quello che puoi, in base al tuo reddito e alla tua situazione reale, conservando ciò che serve per vivere dignitosamente con la tua famiglia. Al termine di quel periodo, i debiti che restano vengono cancellati.

Le procedure contro il sovraindebitamento fermano i nuovi precetti?+

Una volta avviato quel percorso, i singoli creditori non possono più muoversi ognuno per conto proprio con nuovi precetti e nuovi pignoramenti.

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Gianmario Bertollo

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